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Esperienze di studio nei corsi di laurea in Ingegneria Biomedica degli atenei italiani ed esteri
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di giuseppedagostino
#87
Salve, mi accingo a frequentare il terzo anno di Ingegneria Biomedica e già penso al futuro. Volevo conoscere le esperienze di chi ha frequentato questo corso di laurea a Napoli e le scelte prese dopo aver conseguito la prima laurea. Sono molto indeciso sul da farsi per la magistrale! Continuare con l'ingegneria biomedica? Cambiare percorso di studio? Cambiare ateneo?
Grazie in anticipo.
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di Emilio Andreozzi
#107
Ciao Giuseppe, mi fa piacere che questa discussione sia stata finalmente proposta da un utente del forum! :)

Premetto che ho conseguito la laurea triennale in Ingegneria Biomedica alla Federico II di Napoli e dunque parlo principalmente del corso triennale.
Premetto anche che il mio giudizio è molto negativo e che tale corso di laurea non mi ha per niente soddisfatto.

A mio avviso il corso ha diversi aspetti negativi, che chiarirò di seguito.
  1. Non presenta un "core" di conoscenze e competenze che qualificano lo studente come Ingegnere Biomedico: non ci sono corsi dedicati di anatomia e fisiologia, fondamentali per comprendere i meccanismi del corpo umano, quello con cui il biomedico intende interagire utilizzando le metodologie proprie dell'ingegneria. Sì è vero, in Principi di Bioingegneria e Strumentazione Biomedica c'è una parte del corso denominata "Fisiologia", ma è tenuta da un "ingegnere" elettronico, dunque vi lascio immaginare quanto possa essere accurata. E se non lo immaginate ve lo dico io: non lo è per niente. Inoltre in generale nei corsi non viene affrontata in nessun ambito l'interazione del corpo umano con gli stimoli esterni (meccanici, chimici, elettromagnetici etc.), forse qualche cenno vi è nel corso di Ingegneria dei Tessuti nello studio degli effetti sul corpo umano delle protesi in PET per il legamento crociato anteriore. Gli unici due esami di "Scienze Mediche" previsti alla magistrale sono stati eliminati da qualche anno, però c'è giustamente "Fisiopatologia generale" (una delle materie più complicate in ambito medico, che generalmente prevede la conoscenza dell'anatomia e della fisiologia).
  2. Gli argomenti di molti corsi sono poco utili al campo biomedico come ad esempio:
    • Termodinamica: Si studiano macchine, cicli e aria umida. La termodinamica cellulare non la si vede neanche con il cannocchiale.
    • Fenomeni di trasporto: L'argomento più "vicino" alla biomedica che viene spiegato è la farmacocinetica. Nessun cenno ai meccanismi biologici, come ad esempio la pompa sodio-potassio (che viene poi appioppata come se fosse una barzelletta durante il corso di Principi di Bioingegneria e Strumentazione Biomedica).
    • Meccanica: Un bignami super compresso di Meccanica Razionale, Scienza delle costruzioni e Tecnica delle costruzioni, anche qui vi lascio immaginare quanto possa essere utile. Per onestà devo dire che il corso è tenuto in maniera chiara, ma ahimè presenta pochissimi ed inutili cenni alle applicazioni in biomedica, proposti l'ultimo giorno di corso.
    • Chimica: Corso ridicolo in cui si bypassano la chimica organica e le reazioni di ossidoriduzione (si studiano addirittura al liceo!), entrambi argomenti fondamentali per la comprensione dei meccanismi biologici.
    • Elettronica: 3 CFU di elettronica digitale completamente INUTILI, sottratti ad un eventuale approfondimento di elettronica analogica su amplificatori per biopotenziali o altre applicazioni biomediche. Posso sostenere che sono inutili in quanto al mio passaggio ad elettronica per la magistrale ho dovuto studiare e sostenere l'esame di Circuiti Digitali (ben 12 cfu), che mi ha aperto gli occhi su quanto fossero inconsistenti e di conseguenza inutili le nozioni spiegate in quei 3 crediti di digitale che avevo già affrontato.
    • PBSB: Come già anticipato, la parte di fisiologia è ridicola, perché l'insegnamento non proviene da una persona competente nel campo della fisiologia e perché il "libro di riferimento" è un atlante medico tascabile. Nel "laboratorio" si studiano solo due modelli biologici del cavolo con Simulink (dopo innumerevoli ore di "nulla" a fare sempre le stesse cazzate su Simulink senza andare avanti). La seconda parte sulla strumentazione biomedica si salva solo per il libro di riferimento (Webster), ma viene affrontata senza le necessarie conoscenze e competenze in ambito di misure, perché il corso di Fondamenti di Misure è previsto per il semestre successivo: semplicemente geniale.
    • EDSB: È un bordello totale. In molti punti le dispense del professore sembrano un'accozzaglia di informazioni buttate a caso. Vengono proprosti diversi filtri da "studiare", nella pratica biomedica ormai abbastanza obsoleti. Non c'è nessuna spiegazione su come ci si approccia alla realizzazione di un sistema di elaborazione di un segnale (analisi delle caratteristiche del segnale, analisi delle componenti informative utili, selezione dei filtri più adatti ad esaltarle, progettazione e dimensionamento di tali filtri etc.). La costruzione delle maschere per l'elaborazione delle immagini è completamente incomprensibile: 4 maschere già fatte buttate lì da imparare a memoria, senza poter ricavare un criterio con cui realizzarle ex-novo. Non vi è alcuna applicazione e verifica delle conoscenze acquisite condotta su segnali reali (la banca dati proposta ogni anno è inutilizzabile, o almeno loro non sanno spiegare come utilizzarla): il laboratorio si riduce alla realizzazione di uno script in Matlab per il filtraggio del QRS dal segnale ECG, sempre sullo stesso tracciato ECG, da anni. Insomma un corso potenzialmente interessante portato avanti in maniera svogliata e non costruttiva per la crescita professionale degli studenti.
  3. Il piano di studi è la brutta copia di quello di elettronica, ma alla triennale non dà la possibilità di scegliere esami del ramo informazione: gli esami a scelta sono infatti afferenti solo al ramo industriale.
  4. Ci si ritrova con la richiesta di competenze in ambiente Labview per diverse tesi di laurea, non acquisibili in nessun corso. Matlab viene spiegato il minimo indispensabile e di certo se adesso ho delle discrete competenze in questo ambito non è grazie al corso di biomedica, ma grazie al culo che mi sono fatto (da solo) per imparare a sfruttarne meglio le potenzialità.
  5. Mancanza di specializzazione alla fine del corso di studi:
    • Il percorso del ramo informazione non è sufficiente acquisire le competenze realmente necessarie alla progettazione di nuovi strumenti/software per applicazioni biomediche;
    • Il percorso di tessuti ed organi artificiali prevede solo 2 esami da 6 crediti e non ha ulteriore prosieguo;
    • Il percorso di biomeccanica e protesi prevede solo 2 esami da 6 crediti e non ha ulteriore prosieguo;
    • Il percorso di ingegneria clinica è l'unico che sembra essere portato avanti (a giudicare dagli esami proposti) ma secondo i pareri di tantissimi studenti della magistrale è anch'esso portato avanti una mezza schifezza.
  6. Statistiche: l'80% dei laureati magistrali finisce a lavorare come rappresentante per la vendita di strumentazione biomedica ad ospedali e cliniche, insomma ben lontano dalla progettazione di nuove soluzioni per il campo biomedico.

Come puoi leggere da questo resoconto, caro Giuseppe, il bilancio su questo corso di laurea è tutt'altro che buono. Questo non significa che non si studi duramente, e questo tu lo sai sicuramente bene, ma significa che è talmente disorganizzato da un punto di vista didattico che fa disperdere inutilmente le energie dello studente su una miriade di materie diverse, trattate a compartimenti stagni, senza alcuna relazione tra loro e con la biomedica.

Il mio consiglio per chi deve ancora iniziare la triennale è di chiedersi "Perché voglio studiare Ingegneria Biomedica? Cosa mi piacerebbe fare come ingegnere biomedico? A quale campo applicativo voglio puntare?" e in base a questo scegliere tra Ingegneria Elettronica, Ingegneria Informatica, Ingegneria dei Materiali e Ingegneria dell'Automazione.
Dico questo perché sono corsi consolidati che forniscono conoscenze, metodologie e capacità pratiche applicabili anche nel campo della biomedica.
Non dimentichiamoci che i corsi di biomedica sono stati fondati da specialisti di queste materie che molto spesso, DOPO LA LAUREA MAGISTRALE, hanno intrapreso studi di biologia, fisiologia umana e interazioni tra l'uomo e l'ambiente in cui vive, dunque non è strettamente necessario acquisire certe competenze tipicamente "bio" durante la laurea, ma è MOLTO più importante acquisire competenze teoriche e pratiche in uno dei settori di base citati, per poi poterle applicare successivamente in ambito bio: il contrario è davvero molto difficile ed è il motivo per cui in Italia c'è una percentuale così alta di biomedici che finiscono a lavorare molto lontano dai campi applicativi a cui miravano in precedenza, rendendosi conto che non hanno le conoscenze necessarie e che non riescono più ad acquisirle facilmente.

Per chi è già in dirittura d'arrivo per la laurea triennale il discorso è un po' più complicato perché per intraprendere una magistrale in uno dei settori precedentemente citati è sicuramente necessario integrare degli esami, il cui numero è tanto maggiore quanto più il settore scelto si allontana dall'ingegneria elettronica.
Per intraprendere la magistrale in ingegneria elettronica ad oggi è necessario integrare "solo" l'esame di Circuiti Digitali da 12 CFU (io ho dovuto integrare anche un altro esame, che in realtà non mi è dispiaciuto affatto :) ).
Per intraprendere la magistrale in informatica suppongo che ci siano più esami da integrare perché naturalmente c'è un approccio più puntato alla programmazione ed è chiaramente necessario colmare più "lacune" in questo campo.
Intraprendere la magistrale in automazione non lo consiglio a nessuno, perché il presidente del corso di laurea a suo tempo mi ha già fatto un "preventivo" di 60 CFU da recuperare (praticamente 1 anno di triennale), che credo sia davvero un sacrificio troppo grande e forse vano.
Per intraprendere la magistrale in materiali mi è stato riferito che è necessario integrare 40 CFU, anche qui non si scherza, perché non sono pochi e perché le materie, afferenti al ramo di ingegneria industriale, non sono affatto amichevoli per chi proviene dal ramo di ingegneria dell'informazione.

Chiaramente ho parlato di ciò che offre ad oggi la Federico II, ma nulla vieta di osservare cosa offrono gli altri atenei e in questo penso che potranno esserti di aiuto i nostri colleghi di altre università in Italia. ;)

La scelta è difficile ma, a mio avviso, necessaria, perché è meglio fare uno sforzo adesso e cambiare per poter acquisire le competenze necessarie, piuttosto che tirare dritto per la stessa strada e rendersi conto troppo tardi che tali conoscenze non sono state acquisite.


Spero di essere stato chiaro ed esaustivo nel mio resoconto sul corso di laurea in Ingegneria Biomedica offerto dalla Federico II e spero ancor di più che altri colleghi in procinto di laurearsi o già laureati diranno la loro su questo argomento, per dare una visione più completa a chi ne ha bisogno! :)
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di empa
#109
a nche io mi appresto a frequentare l'ultimo anno a Napoli e anche io ho notato un approccio confusionario alla materia..ma tralasciando questo volevo chiederti una cosa..perché non hai deciso di cambiare ateneo,dove magari l offerta formativa pòteva essere diversa?te lo chiedo per capire se nel complesso ritieni che l ingegneria biomedica non possa fornire una preparazione adeguata per quello che in realtà vorremmo fare o per tuoi motivi..é solo per avere un quadro completo,perché mi é chiaro che della triennale tu non sia contento,ma magari da un'altra parte la magistrale poteva essere diversa..non so,mi interessa avere dei pareri..grazie :)
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di Emilio Andreozzi
#110
Hai perfettamente ragione a fare questa domanda empa e ti rispondo con piacere. :)

Ho visionato molti percorsi di laurea magistrale in ingegneria biomedica degli atenei italiani, prima di tutto quello del Politecnico di Milano e devo dirti che a prima vista sembravano davvero invitanti, pieni di novità, laboratori, ma dopo una lettura un po' più "lucida" e approfondita ho appurato che i crediti di laboratorio erano comunque pochi (5 crediti sono a stento 4 ore di laboratorio a settimana...a che servono?) e finivano per togliere solo tempo all'apprendimento di conoscenze e metodologie importanti. Chiaramente non sono riuscito ad approfondire tutti i percorsi di studio, ma quello che è emerso da uno sguardo generale ai piani di studio è che sono quasi tutti improntati sull'ingegneria clinica. :|

Inoltre mi sono informato tramite alcuni professori sul discorso della biomedica e in molti mi hanno detto che è proprio una questione italiana: c'è una visione della biomedica troppo ristretta e inadeguata rispetto all'estero e oltretutto le statistiche parlano chiaro, i laureati in biomedica che riescono davvero ad accedere a posti di lavoro consoni alla figura generale del biomedico sono davvero pochi, il resto si riciclano come rappresentanti per la vendita nel settore dei macchinari ospedalieri oppure come programmatori per aziende come la Accenture e via dicendo. Questo significa che le loro competenze non sono considerate sufficienti ad intraprendere un'attività lavorativa in un campo di Ricerca e Sviluppo, che sia presso un'azienda o presso un istituto di ricerca. :|

A questo ho aggiunto il fatto che avevo deciso già da tempo di puntare all'estero, non solo per la questione lavorativa, ma proprio per il fatto che mi sono stancato di vivere in Italia, in questo Paese dove tutto ciò che è intelligente e utile deve essere sempre osteggiato e sopraffatto dai ciechi interessi di pochi.

Per questo motivo ho deciso di puntare ad acquisire delle conoscenze CONCRETE e RICONOSCIUTE, da utilizzare in futuro (spero in un dottorato di ricerca) in ambito biomedico, in particolare nel settore dell'elettronica, che mi appassiona moltissimo, per cui, considerando che l'elettronica a Napoli va indubbiamente forte come preparazione didattica e come ricerca e pubblicazioni (nonostante i non lauti fondi di cui si dispone), ho deciso di proseguire la mia preparazione qui a Napoli per poi puntare all'estero.

Aggiungo anche che generalmente la preparazione universitaria all'estero non è molto di mio gradimento: c'è un approccio troppo pratico e poco teorico/metodologico (non che mi piaccia uccidermi di teoria, ma, come ho detto nell'altra discussione, penso che sia importante avere basi solide per risolvere problemi nuovi, altrimenti non se ne esce) per cui anche per questo ho preferito completare la mia preparazione universitaria in Italia. ;)

Concludo dicendo che, chiaramente, non ho voluto smerdare tutti i corsi di biomedica italiani, anche perché non li conosco approfonditamente e, tranne in pochissimi casi, non ho parlato direttamente con persone che li hanno frequentati. Tuttavia spulciando i vari piani di studio delle magistrali in biomedica non ho notato nulla che abbia attirato davvero la mia attenzione o che mi sia sembrato possibile affrontare con la mia triennale: in molti casi, come in effetti è giusto che sia, erano stati affrontati esami di anatomia e fisiologia, nonché altri corsi non comuni alla mia triennale, per cui avrei dovuto integrare non pochi crediti per accedere alla magistrale e, con le prospettive di impiego dei biomedici in Italia, non mi sembrava affatto il caso di intraprendere quel percorso tortuoso e sacrificato. :mrgreen:

Comunque con il progressivo sviluppo di questo forum potrai sicuramente leggere le impressioni e le esperienze di studio relative ai corsi di biomedica in altri atenei italiani, così potrai avere sicuramente un'idea più chiara e veritiera della loro offerta formativa! ;)
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di mantodagostino
#111
Ciao giuseppe, sulla base della mia, seppur breve, esperienza alla magistrale di biomedica, ti dico "lasciate ogni speranza o voi che entrate". Non ti posso parlare per tutto il percorso di studi, ma per quanto riguarda il primo anno sì:
1) totale disorganizzazione: ritrovarsi a seguire 5 corsi, in un solo semestre è un'assurdità. Gli esami previsti in realtà sono 3, da 12 crediti, di cui due a moduli di 6 crediti, tenuti da due professori diversi, quindi in pratica due esami diversi.
2) materiale inesistente: su 5 corsi non ho visto l'utilizzo di un solo libro di testo, per quanto riguarda asbac il problema non si pone più di tanto perchè gli appunti scritti dai docenti sono fatti anche abbastanza bene, fisiologia ha consigliato un testo medico, per nulla adatto a studenti che non hanno mai neanche visto come ci si approccia alla fisiologia umana (a parte pbsb alla triennale, ma stendiamo un velo pietoso), quindi mi sono ridotta a dover studiare da vecchie sbobinature. Il culmine però si è raggiunto con elaborazioni di immagini, un esame che "in teoria" prevede lo studio del funzionamento di macchinari come la tac, l'unico supporto didattico erano degli "appunti" scritti in un italiano abbastanza incomprensibile, alla fine della preparazione dell'esame, ti giuro, non avevo ancora capito di cosa stessimo parlando.
3)totale assenza di disponibilità: purtroppo qui il discorso si sposta sull'aspetto umano, avrai a che fare, per la maggior parte del percorso di studi, con i soliti docenti di biomedica, che hai già incontrato più volte alla triennale, quindi non c'è bisogno di far nomi nè di dare troppe spiegazioni.
4) non c'è un filo logico: il piano di studi è un'accozzaglia di esami messi lì a caso, non c'è un filo conduttore, un piano di studi ben definito, nè puoi definirlo come piace a te, gli esami che puoi scegliere sono davvero pochi, io personalmente ho avuto l'impressione che quegli esami fossero messi lì perchè faceva comodo a chi teneva quegli stessi corsi.
Certo tutto questo discorso non ha senso se a te piace l'ingegneria clinica e la tua aspirazione è imparare quelle quattro norme, conoscere in modo superficiale come funzionano quattro macchinari, utilizzare sempre lo stesso e obsoleto matlab imparando a fare quei quattro programmini senza capire davvero le potenzialità che potrebbe offrirti.

In conclusione, dopo qualche mese dalla mia iscrizione, ho preferito buttare all'aria mesi di preparazione, fare un esame integrativo, pagare mora e quant'altro e buttarmi in un nuovo corso di studi; mi sono trasferita ad elettronica, sempre qui alla federico II; ho valutato anche altre alternative, ma informatica, automazione ed elettrica richiedevano troppi cfu da recuperare e un'altra perdita di tempo non era la miglior cosa da fare. Ho preferito fare uno sforzo, non indifferente devo ammetterlo, e approcciarmi diversamente alla metodica di studio, ma con la prospettiva di imparare davvero qualcosa, di capirci davvero e non solo per linea teorica o per sentito dire, ed avere una certezza in più che terminati questi due anni uscirò dall'università con una preparazione molto più adatta al mondo del lavoro.
Se hai altre domande, chiedi pure :)
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di MateraMelania
#122
Ciao, mi trovo anche io in questa situazione. Dovrò scegliere il percorso della magistrale ma ho molti dubbi a riguardo.
Mi piaceva molto l'idea di ciò che avrei dovuto studiare ma la triennale è stata altamente deludente.
Sento solo voci negative sulla magistrale e avendo già vissuto la triennale non posso fare a meno di crederci. Volevo chiederti quanto è stato difficile intraprendere un percorso di magistrale diverso da quello della triennale? Abbiamo le basi per poter affrontare e capire gli esami?
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di Emilio Andreozzi
#126
Ciao, mi trovo anche io in questa situazione. Dovrò scegliere il percorso della magistrale ma ho molti dubbi a riguardo.
Mi piaceva molto l'idea di ciò che avrei dovuto studiare ma la triennale è stata altamente deludente.
Sento solo voci negative sulla magistrale e avendo già vissuto la triennale non posso fare a meno di crederci. Volevo chiederti quanto è stato difficile intraprendere un percorso di magistrale diverso da quello della triennale? Abbiamo le basi per poter affrontare e capire gli esami?
Ciao Melania, la risposta dalla tua domanda è: "Dipende da quanto lontano vuoi spingerti rispetto a ciò che hai studiato alla triennale". Ingegneria Biomedica fa parte della classe delle lauree in Ingegneria dell'Informazione, dunque le materie immediatamente più vicine sono l'elettronica e l'informatica, per poi allontanarsi progressivamente con l'automazione e, passando al ramo industriale, l'ingegneria dei materiali.

Per automazione e materiali ho già scritto su che il bilancio è disastroso, il numero di crediti da integrare è pari o leggermente inferiore ad 1 anno di triennale e a mio parere è davvero un sacrificio troppo grande, ma ognuno scelga la sua strada.

Per informatica non so darti indicazioni precise; vero è che sicuramente non abbiamo grandissime basi di informatica, non conosciamo la programmazione ad oggetti, come non conosciamo il funzionamento delle reti (e.g. Internet). Non ho notizie di laureati triennali in biomedica che abbiano intrapreso la magistrale in informatica.

Per elettronica attualmente è necessario integrare solo l'esame di Circuiti Digitali, da 12 CFU.
Mi chiedi se abbiamo le basi per farlo? Io credo di sì. Io l'ho fatto, l'ho studiato da solo, senza poter seguire il corso, e ho preso 26 (la mia preparazione in "Elettronica Generale" è stata valutata a suo tempo pari a 23, quindi secondo una valutazione "obiettiva" non ho brillanti capacità in ambito elettronico). Un altro mio collega l'ha fatto, ha avuto solo un po' più di sfortuna all'esame, ma ha pienamente compreso i concetti che costituivano il programma. Recentemente proprio mantodagostino, che ha risposto prima, ha superato questo esame. Dunque credo che sia assolutamente alla portata di uno studente di biomedica che ha studiato bene e ha la coscienza a posto sotto questo punto di vista.

A proposito di questo discorso ci terrei a chiarire che i singoli corsi ci preparano bene nelle relative materie, quindi i biomedici che studiano sono assolutamente capaci di affrontare discorsi nell'ambito di Ingegneria dell'Informazione (con le relative ed inevitabili difficoltà iniziali di adattamento) e non hanno da temere su questo aspetto. Anche per informatica, magari ci saranno più esami da integrare, ma ciò non significa che non possano essere affrontati dai biomedici.

Lo so non è facile cambiare, l'ho vissuto sulla mia pelle, sia sotto il profilo della decisione di un nuovo percorso, sia sotto il profilo dell'adattamento ad un nuovo percorso, ma ti assicuro che ne vale la pena, pur di allontanarsi dal corso di laurea in ingegneria biomedica della Federico II.

Se ti appassiona l'elettronica non pensarci due volte, Circuiti Digitali si fa, il prof. è bravo e mette a disposizione delle slide spettacolari, per cui con la dedizione e lo studio si arriva tranquillamente a padroneggiarne i concetti.
Se ti interessa di più l'informatica, chiedi un appuntamento al prof. Carlo Sansone (presidente del corso di laurea in ingegneria informatica) e presentagli il tuo percorso di laurea triennale: saprà sicuramente darti una chiara idea di ciò che ti aspetterà alla magistrale di informatica in termini di esami da integrare e in generale di difficoltà nell'affrontare il nuovo percorso.

Spero di esserti stato utile! :D
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di bru.miranda
#138
Salve a tutti!
Anche io come alcuni dei ragazzi che hanno già risposto in questo post, sto pensando di terminare la triennale in Biomedica e cambiare settore, non avendo la possibilità di spostarmi dalla Federico II e cercare una migliore specialistica in altri atenei.
Siccome un solo esame (anche se da 12 CFU) mi sembra abbastanza fattibile da integrare, sto pensando seriamente di passare ad Ingegneria Elettronica. Quello che però mi chiedevo era: come viene valutato dalle aziende questo cambio di percorso? Alla fine della Magistrale sarò un ingegnere Elettronico o un Ingegnere Biomedico?
O sarò un Ingegnere a metà tra Biomedico ed Elettronico? Mi valuteranno comunque una laurea piena, o rimarrà solo una laurea a metà?
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di Emilio Andreozzi
#140
Salve a tutti!
Anche io come alcuni dei ragazzi che hanno già risposto in questo post, sto pensando di terminare la triennale in Biomedica e cambiare settore, non avendo la possibilità di spostarmi dalla Federico II e cercare una migliore specialistica in altri atenei.
Siccome un solo esame (anche se da 12 CFU) mi sembra abbastanza fattibile da integrare, sto pensando seriamente di passare ad Ingegneria Elettronica. Quello che però mi chiedevo era: come viene valutato dalle aziende questo cambio di percorso? Alla fine della Magistrale sarò un ingegnere Elettronico o un Ingegnere Biomedico?
O sarò un Ingegnere a metà tra Biomedico ed Elettronico? Mi valuteranno comunque una laurea piena, o rimarrà solo una laurea a metà?
Ciao ti spiego meglio la situazione. Attualmente non c'è più da "integrare" alcun esame: l'esame di Circuiti Digitali (ora da 9 CFU) è stato inserito come esame a scelta della magistrale, dunque rientra nei crediti della magistrale e non risulta come "un esame in più". La scelta è chiaramente obbligatoria per tutti coloro che non l'abbiano già sostenuto in precedenza durante la loro triennale, cioè chiunque non provenga da elettronica. Attualmente dunque intraprendere la magistrale in elettronica o in biomedica, per chi proviene da biomedica, comporta esattamente lo stesso impegno in termini di CFU totali.

Se l'ambito elettronico ti appassiona, è una scelta che ti consiglio caldamente perché ti fornisce SICURAMENTE molte più competenze in ambito elettronico rispetto a quelle che (non) fornisce il corso di biomedica.

Per quanto riguarda le aziende, tu risulterai alla fine ufficialmente con il titolo di ingegnere elettronico, su questo non ci sono dubbi. Il vantaggio che potresti avere rispetto ad un "comune" elettronico, se ti interessa lavorare comunque nell'ambito della biomedica, è il tuo background biomedico della triennale.
Non ti preoccupare, dunque, la tua sarà una laurea "piena" in ingegneria elettronica, niente lauree a metà ;)

Spero di esserti stato utile, se hai altri dubbi fammi sapere! ;)
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